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Resoconto sintetico di letture magistrali, relazioni, interventi e moderazioni
A cura del dr. Paolo Catanzaro


Saluto delle autorità
Il prof. Tonato, coordinatore della Rete Oncologica Regionale dell’Umbria, in apertura dei lavori, ha sottolineato l’importanza dei gruppi multidiciplinari e dei gruppi di lavoro in oncologia come strumenti utili sia per il contenimento delle angosce di pazienti e familiari, che per l’alleggerimento del carico di responsabilità del singolo operatore, con riduzione della quantità di distress degli operatori stessi. Da questa prospettiva il gruppo multidisciplinare assume i caratteri di un vero e proprio strumento preventivo del burn out per l’operatore oncologico.
Il prof. Caforio, presidente dell’Associazione Umbra Contro il Cancro, ha evidenziato il ruolo che  il volontariato e in particolare l’AUCC hanno avuto, d’intesa con le istituzioni (specialmente ASL e Azienda Ospedaliera), nella realizzazione di servizi di supporto per il malato oncologico, la sua famiglia e l’équipe oncologica, seguendo il principio del “proporre e fare”. La psiconcologia rappresenta insieme all’assistenza oncologica domiciliare l’attività di maggior rilievo che l’AUCC sta sostenendo da oltre un ventennio.
Il dr. Cocchi, responsabile della formazione dell’ASL 2 dell’Umbria, ha riconosciuto il dovere istituzionale delle ASL di supportare la formazione sanitaria, soprattutto in un ambito delicato, quale è quello dell’oncologia, collaborando con le altre istituzioni e le associazioni di volontariato. L’ASL 2 dell’Umbria offre la sua disponibilità ad ulteriori eventi formativi nel campo psiconcologico.


Introduzione – Presentazione dell’XI Corso Teorico Esperienziale in Psiconcologia
Il dr. Catanzaro, coordinatore del Servizio Convenzionato di Psiconcologia di Perugia e Rappresentante legale della Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica Esistenziale “G. Benedetti” di Perugia, ha definito la psiconcologia nei suoi versanti clinici, psicosomatici, di ricerca e formativi, facendo riferimento ai testi da lui curati negli ultimi anni: Incontri di Psiconcologia e Nuovi sviluppi in psiconcologia. Ha ricordato che l’obbiettivo dell’XI Corso di Psiconcologia, simile nella sua impalcatura a quello realizzato presso l’Azienda Ospedaliera di Perugia nel 2009/10,  sia quello di acquisire delle informazioni e dei codici condivisi per l’interpretazione del linguaggio non verbale. Le metodologie di role playing e psicodramma sono gli strumenti esperienziali e di apprendimento utilizzati.
 
Tavola rotonda – Il ruolo della formazione psiconcologica nell’oncologia umbra
La prof.ssa Aristei, Ordinario di Radioterapia Oncologica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia ha proposto che vi sia nei vari presidi oncologici una riunione settimanale di supervisione, condotta da uno psiconcologo,  e diretta agli operatori del presidio, sui casi “difficili”, dove la severità della malattia, la complessità personologica del paziente e le interferenze dei familiari mettono a dura prova la relazione terapeutica operatore-paziente. La supervisione potrebbe essere anche un metodo non solo di supporto, ma anche formativo soprattutto per gli specialisti in formazione.   
Il Prof. Aversa, direttore dell’Oncologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, portando anche i saluti del Prof. Martelli (direttore Ematologia)  ha sostenuto la preziosa importanza dello psiconcologo per il supporto dei malati  e dell’équipe curante che, in oncologia pediatrica è arricchita dalla presenza di musicoterapeuti e arte terapeuti.   
Il dr. Conforti, responsabile dei servizi di cure palliative dell’ASL 3, ha sottolineato l’enorme valore socio-sanitario dei corsi di psiconcologia che in questa decade hanno contribuito ad elevare il livello culturale non solo dei sanitari umbri, ma anche di pazienti e volontari. I corsi di psiconcologia, diversamente da numerosi congressi medici, grazie alle sessioni esperienziali e lo stimolo al dibattito, accrescono anno dopo anno il bagaglio delle conoscenze dei partecipanti, offrendo strumenti preziosi alla vita professionale quotidiana. Secondo il dr. Conforti ci dovrebbe essere un’unica psicologia, piuttosto che una settorializzazione della stessa (psiconcologia, psicocardiologia, psicotraumatologia, ecc.)
Il dr. Maranzaro, direttore della Radioterapia Oncologica dell’Ospedale di Terni, ricordando quanto rimanga sempre aperta la sfida sulla comunicazione chiara e puntuale tra il paziente oncologico e gli operatori,  si è detto forte sostenitore della psiconcologia e ha formalmente chiesto un potenziamento degli operatori psiconcologici nell’Ospedale ternano.
Il dr. Roila, direttore dell’Oncologia medica dell’Ospeale di Terni, considerando la psiconcologia dal versante delle terapie di supporto, ha riferito di quanto esse siano scarsamente prese in considerazione, soprattutto tra i colleghi più giovani, sia nella clincica oncologica che nella ricerca e  come tali occasioni congressuali possano contribuire a rimetterla in scena.
Il prof. Rulli, direttore della Breast Unit e delegato regionale della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), ricordando il recente accordo tra la Provincia di Perugia e la LILT sul sostegno alla dignità del malato oncologico, si è reso disponibile a contribuire alla pubblicizzazione delle iniziative formative e cliniche inerenti la psiconcologia e a sostenere l’assistenza psiconcologica anche in ambito chirurgico.
Il dr. Casucci, in rappresentanza dell’Ordine degli psicologi dell’Umbria, come co-moderatore ha sottolineato l’ottima forza che la psiconcologia ha in umbria e a Perugia nello stabilire  un  ponte tra oncologia e psicologia e quanto sarebbe importante potenziare i servizi di psicologia clinica per il supporto anche degli altri malati affetti da patologie cronico-degenerative.      
La dr.ssa Calabro, Pediatra, direttore della formazione dell’Azienda Ospedaliera di Perugia e moderatrice, nel tirare le fila della tavola rotonda e riprendendo quanto proposto dalla prof.ssa Aristei, ha indicato la supervisione come ottimo strumento formativo sul campo. Ha precisato inoltre che in medicina e soprattutto in oncologia la formazione deve intendersi come continua e considera fruttuosa e fertile la collaborazione che da circa un anno si è instaurata con il Servizio Convenzionato di Psiconcologia di Perugia per la formazione degli operatori oncologici.

Lettura magistrale – il burn out in oncologia: strategie preventive
Il dr. Pellegrino, Psichiatra, psicoterapeuta, Direzione DSM ASL Salerno (ex SA1), ha riferito che al professionista di oggi la società chiede qualcosa in più rispetto al passato e l’introduzione in ogni settore lavorativo di metodologie di gestione aziendale sta rivoluzionando l’intero assetto organizzativo che comporta per l’individuo l’assunzione di un atteggiamento innovativo nei confronti del proprio operato.
Oggi viene richiesta flessibilità, competenza e maggiore professionalità, quali esiti di una formazione alla professione più globale che comprende aspetti tecnici, psicologici e manageriali.
Queste problematiche investono l’oncologo sia a livello personale sia professionale.
Dal punto di vista personale egli rientra a pieno titolo tra le categorie a più alto rischio di distress lavorativo: deve infatti fare i conti con il quotidiano, con le difficoltà che derivano dalla necessità di mediare tra il Sistema Sanitario Nazionale, sempre più convulso e confuso nell’espressività normativa, e l’utenza il cui carico professionale ed umano è sicuramente difficile.
Norme legislative, carico di lavoro, tipologia di utenza, responsabilità professionali, rendono quindi il lavoro sempre più difficile e fonte di tensione.
Quali devono essere quindi le capacità umane e professionali degli operatori per far fronte a queste nuove regole del gioco?
Come dovrebbe essere un operatore o cosa dovrebbe fare per affrontare le sfide del mondo del lavoro? Quali competenze deve acquisire? Come può conservare nel tempo un livello adeguato di motivazione?
Nel passato una laurea era il passaporto per il futuro professionale, oggi rappresenta il punto di partenza, non il solo, di un percorso formativo continuo, che si sviluppa secondo modelli consolidati e attraverso lo sviluppo di modalità di autoapprendimento che prevedono tappe ben definite e pianificate.
Senza nulla togliere alle responsabilità delle strutture organizzative del mondo del lavoro – argomento che richiede una trattazione a parte -, l’approccio della moderna psicologia individua tra le principali cause di demotivazione lavorativa un inefficace investimento del singolo individuo rispetto alla propria formazione, rispetto alla capacità di coltivare in proprio le specifiche competenze che possono aiutarlo a definirsi in modo autonomo, come libero professionista o all’interno delle organizzazioni.
Evidentemente occorre acquisire nuove consapevolezze e intraprendere nuovi percorsi formativi i linea con i modelli della psicologia del positivo, modelli che hanno portato alla individuazione delle “caratteristiche delle persone vincenti”, alla scoperta della resilienza, alla definizione del senso di autoefficacia percepita, alla comprensione dell’importanza dell’intelligenza emotiva, dell’ottimismo, della creatività, dell’autostima, alla valorizzazione dell’esperienza del libero flusso o flow.
Tradotti in termini pratici, questi concetti, che sostengono le potenzialità espressive della personalità matura, sono alla base del knowledge worker o lavoratore della conoscenza, persona che gestisce informazioni, idee e abilità.
Il cambiamento di prospettiva è determinante e radicale in quanto si parte dal presupposto che la mente umana, nei suoi aspetti cognitivi ed emotivi, possieda le energie sufficienti per creare condizioni favorevoli alla crescita di personalità mature ed efficaci, con confini ben strutturati e un Io consapevole e forte.
L’autoefficacia personale esprime la grande potenzialità della mente umana di rappresentare se stessa in modo coerente, in un dinamismo continuo e positivo, in grado di rendere l’individuo resiliente e capace di progettare con forza il proprio futuro.
La forza dell’individuo è nella mente umana e qualsiasi processo formativo non si limita a progetti di contenzione del disagio psichico, come la sindrome del burn-out, ma all’implementazione dell’efficacia personale, fattore motivante e determinante per la propria professionalità.
Per approfondire il dr. Pellegrino, suggerisce la consultazione del testo da lui curato Personalità ed autoefficacia, Springer, Milano, 2010


Il prof. Seppilli, antropologo medico e presidente della Fondazione A. Celli di Perugia, nel commentare la relazione del dr. Pellegrino, ha ripercorso le diffidenze che la medicina ha avuto in passato nei confronti dell’antropologia, soprattutto quando questa ha inteso spostare il focus dalle medicine di diverse culture al sistema biomedico occidentale. La relazione del dr. Pellegrino dimostra come la medicina occidentale sia ora invece più disposta ad osservarsi e a lasciarsi osservare per trovare soluzioni migliorative ad un sistema – quello biomedico - con delle fragilità soprattutto per quanto riguarda l’umanizzazione delle cure e la considerazione globale dell’individuo che si ammala. Ha inoltre ricordato come il tabu della società si sia spostato dalla sessualità alla morte, tema di cui anche la medicina tende a non parlare.
Il dr. Cinti, Psichiatra, ha sottolineato come la relazione del dr. Pellegrino, abbia mostrato degli strumenti pragmatici di intervento sul burn out degli operatori: il sostegno del positivo attraverso il lavoro di gruppo coordinato, come avviene ad esempio nei gruppi Balint.
Il dr. Fumi, oncologo medico dell’Ospedale di Terni e dirigente regionale della Società Italiana di PsicOncologia, ha  evidenziato la necessità per gli operatori oncologici di avere un confronto costante sulle tematiche non solo tecniche, ma anche psicosociali del paziente oncologico.

Relazione - Burn out in Umbria: risultati di una ricerca in ambito oncologico
La dr.ssa Fabbriccini, ha riportato i dati di una ricerca effettuata da lei, dalla dr.ssa Milletti e dalla prof.ssa Consiglio di Roma con il supporto del prof. Peduto e del dr. Catanzaro, su tutto il territorio umbro inerente il burn out degli operatori oncologici (medici e non medici). I risultati dei questionari somministrati mostrano che mediamente gli oparatori oncologici dell’Umbria non sono affetti da sindrome del burn out, riscontrando però un periodo più a rischio compreso tra i 4 e i 7 anni di servizio.
Il prof. Peduto, ha osservato come l’Umbria sia ancora una regione dove si vive bene anche in ambito sanitario. Gli operatori oncologici risentono  di questo buon clima professionale, costituito da un numero più basso di utenti, rispetto ad altre regioni, e a turni lavorativi meno pressanti.
Il dr. Catanzaro, insieme al dr. Conforti, apprezzando il forte impegno degli esecutori della ricerca che ha conseguito  l’importante risultato del 50 % di questionari restituiti, ha suggerito un ulteriore aprofondimento dei dati per rilevare il numero degli oparatori oncologici attualmente in burn out.
La dr.ssa Corgna, ha rilevato che nonostante il risultato testistico, il disagio degli operatori oncologici è evidente e non facilmente autocontenibile: è per questo che sarebbe auspicabile un potenziamento dell’aparato psiconcologico. Un’esperienza altamente formativa e allo stesso tempo contenitiva è stata la partecipazione, come co-conduttrice, all’intervento psicoterapeutico di gruppo con pazienti oncologici. Tale esperienza andrebbe estesa a turno a tutti gli oncologi, specie a quelli in formazione.


Role Playing videoripreso
La dr.ssa Regni, coordinatrice regionale della Società Italiana di PsicOncologia, ha mostrato la ripresa di un roleplaying da lei realizzato con l’ausilio di due operatori-attori (uno facente la parte del paziente e l’altro dell’oncologo). In un primo momento il video è stato mostrato senza audio e i partecipanti sono stati invitati a concentrarsi sulla comunicazione non verbale. Successivamente, dopo il resoconto dell’osservazione, è stato fatto rivedere il filmato con l’audio.


Il dr. Catanzaro e il dr. Bartoli (Psiconcologo dell’Ospedale di terni) che hanno moderato la discussione hanno evidenziato che dalla doppia osservazione è emerso che la comunicazione verbale non ha fatto che confermare le impressioni già tratte da quella non verbale. Ciò non significa ovviamente che l’operatore può anche non comunicare verbalmente con il paziente, perché tanto lui capisce ugualmente, quanto che è illusorio credere che si possa non comunicare, pur restando in silenzio. Ottimale sarebbe che la comunicazione verbale sia coerente con quella non verbale per non creare doppi messaggi.

Introduzione pomeridiana dei lavori 
 
Il prof. Latini, professore emerito di Radioterapia Oncologica e attuale presidente dell’AURO (Associazione Umbra di Radioterapia Oncologica), ha espresso la soddisfazione di vedere il corso teorico esperienziale in psiconcologia giungere all’XI edizione e continuare a dare strumenti formativi agli operatori oncologici di tutta la regione.

Lettura magistrale: la dimensione spirituale in oncologia. Individuazione dei bisogni e possibilità d’intervento
Don Dumitru Podac, ha riportato la sua esperienza di assistente spirituale presso la cappellania dell’Ospedale di Terni, mettendo in evidenza da un lato la diffidenza di alcuni ammalati verso tale figura di riferimento e dall’altro la speranzosa ricerca di un contatto da parte di altri. Ha inoltre affermato come l’assistente spirituale, nel trovarsi di fronte ad ammalati non credenti o appartenenti ad  altri credi, debba avvicinarsi attraverso la sua umanità, fatta di solidarietà e di esperienza personale di sofferenza, ancor prima che tramite la spiritualità, spogliata comunque degli aspetti confessionali e aperta alla dimensione trascendente, presente in ogni essere umano.

La prof.ssa Barone, Professorezza emerita di Medicina Legale della facoltà di Medicia e Chirurgia dell’Università di Perugia e Responsabile del Centro di Bioetica dell’Umbria, ha riportato i punti più salienti della pastorale sanitaria, riguardanti il tema della sofferenza e del fine vita.


Il dr. Toccaceli, responsabile del Servizio di Assistenza Oncologica Domiciliare dell’AUCC, ha messo l’accento sul fatto che il medico e l’operatore si trovano a fare i conti con la sofferenza e la morte e questo li mette nella necessità di superare il mito della guarigione a tutti i costi. Anche Lazzaro, resuscitato da Cristo, si poi dovuto confrontare con i limiti della vita, a sua volta morendo: lui prima miracolato, alla fine è comune essere umano.  Questo confronto, che gli operatori possono assaggiare a contatto con i malati di cancro, può essere fertilizzato dall’apertura al trascendente, soprattutto se l’operatore coltiva in modo costante tale dimensione.

Il dr. Catanzaro, ha messo in evidenza il punto di contatto tra psicoterapia, bioetica e spiritualità e cioè la verità e la trasparenza.

Psicodramma

Il dr. Albrigo, psichiatra psiconcologo del Servizio Convenzionato di Psiconcologia di Perugia e dirigente regionale della Società Italiana di PsicOncologia,  ha curato la regia dello psicodramma, tratto da un caso riportato da uno dei partecipanti. Si è drammatizzato un caso di una paziente affetta da tuomore cerebrale, che l’ha resa impossibilitata a parlare, pur lasciandole integra la capacità di ascolto e comprensione. Lo psicodramma si è incentarto sulla relazione instauratasi tra una volontaria in visita domiciliare e la suddetta paziente, con la partecipazione della madre della paziente all’inizio e alla fine della visita.

Il prof. Donnari, arte terapeuta e didatta stabile di riferimento della Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica Esistenziale “G. Benedetti” di Perugia, ha effettuato durante lo psicodramma una doppia ripresa (una più documentale tramite videocamera fissa e una più associativa attarverso video camera mobile) che ha animato la discussione finale della sessione.

Il dr. Bartoli, psiconcologo del servizio di psicologia clinica dell’Ospedale di Terni, che ha coordinato la successiva discussione del caso, ha messo in evidenza la centralità della comunicazione non verbale nella relazione volontaria-paziente: alla chiusura delle palpebre, come cenno di assenzo dell’attrice-paziente corrispondeva il contatto-carezza  dell’attrice-volontaria sull’avambraccio dell’attrice-paziente. Il dr. Bartoli ha anche messo in evidenza la delicatezza dell’attrice-volontaria nella gestione dell’asimmetria comunicativa – doppia, cioè verbale e non verbale dell’attrice-volontaria e singola, esclusivamente non verbale dell’attrice-paziente.

La dr.ssa De Ciantis, psiconcologo del servizio di psicologia clinica dell’Ospedale di Terni, che ha co-moderato la discussione, ha evidenziato la circolarità, secondo l’ottica sistemica, della comunicazione e della dinamica familiare. Nel caso presentato infatti la delicatezza dell’attrice-volontaria ppariva contenitiva e trasformativa della relazione attrice-paziente/ attrice madre della paziente, più improntata al fare e al sostituire che alla condivisione emotiva e alla graduale stimolazione delle capacità residue.  

Relazione – Burn out e formazione psicologica: strategie innovative

La dr.ssa Befani, psicologa e psicoterapeuta formatrice della regione, ha illustrato una metodologia formativa innovativa out-door chiamata “Terapia amniotica” dai suoi inventori (prof. Peciccia e prof. Donnari). Si tratta di un lavoro corporeo (body work) che si svolge in acqua calda, diretto agli operatori sanitari e capace di migliorare la relazione non verbale e la gestione del contatto fisico.

Il dr. Ciacca, anestesista dell’Ospedale di Spoleto, moderatore della discussione, ha sostenuto le attività formative esperienziali, come quella presentata, che aprono agli operatori sanitari scenari inediti o meglio non appresi durante il corso degli studi universitari.

Il dr. Conforti, che ha preso parte alla discussione finale, ha messo in evidenza come il contatto corporeo sia fondamentale nella relazione con i pazienti, che, in ragione delle loro limitazioni, tendono a regredire, tornando ad essere sensibili come dei bambini alla comunicazione non verbale e al contatto fisico. Tale metodologia innovativa è ancor più importante per tutti quegli operatori che gravitano intorno al malato oncologico e terminale, in cui l’unica via di comunicazione possibile è proprio quella non verbale.

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