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L’ordine del giorno della riunione:

  • Epidemiologia dei tumori e rete oncologica regionale
  • Il triangolo della morte per il cancro gastrico ( dal portale “ Sportello Cancro “ del  Corriere della Sera ). Prospettive per la ricerca epidemiologica  e l'intervento sanitario
  • Screening oncologici: classificazioni e valutazioni
  • Aggiornamento dei dati relativi al GdL nel portale della ROR  www.reteoncologicaumbria.org
  • Varie ed eventuali

 

Sono stati discussi i punti all’ordine del giorno
Il Prof. Maurizio Tonato introduce la riunione enfatizza il crescente ruolo della rete oncologica nella integrazione dei servizi oncologici regionali con ricadute sul piano della realizzazione dei trattamenti multidisciplinari, sulla definizione degli standard e dei percorsi diagnostico terapeutici (linee guida, utilizzo dei farmaci) , sullo sviluppo delle capacità di sorveglianza e valutazione delle diverse attività oncologiche (sistemi informatici per i laboratori di anatomia patologica, sistemi informatizzati per la gestione dei pazienti oncologici).


Il Dr. Fabrizio Stracci discute il primo punto che concerne la finalità principale delle ricerche sulla epidemiologia dei tumori. In particolare l’epidemiologia oncologica regionale ha mostrato in passato una spiccata vocazione alle attività di sorveglianza e valutazione del servizio oncologico regionale (in questo quadro si collocano le indagini PASSI , la maggior parte delle attività del registro tumori regionale, la produzione di indicatori per la valutazione degli screening oncologici). Partendo dai risultati di uno studio condotto agli inizi degli anni 2000 sul carcinoma della mammella  sono state evidenziate le potenzialità di un sistema di valutazione oncologico basato sul registro tumori. L’esempio viene posto per evidenziare la scarsa influenza dei risultati degli studi epidemiologici sulle azioni del servizio oncologico.
I presenti concordano sullo scarso utilizzo delle evidenze epidemiologiche ai fini del governo clinico e della programmazione oncologica e rilevano una discrasia tra l’orientamento applicativo della epidemiologia regionale e l’utilizzo delle evidenze prodotte.
Il Dr Carlo Romagnoli generalizza la questione al di fuori dell’ambito oncologico e propone il coinvolgimento di Associazioni per la tutela dei cittadini che possono sostenere efficacemente l’opportunità di misure appropriate in relazione a solide evidenze epidemiologiche.   
Il prof. Tonato descrive l’apporto importante delle associazioni di pazienti già integrate nella rete oncologica.
Il Dr. Marco Petrella fa notare che gli indicatori epidemiologici non derivano spesso da un sistema condiviso e pertanto possono essere poco considerati o addirittura trascurati per la mancanza di un sistema che preveda destinatari ed interessati per così dire anche istituzionalmente predisposti a tener conto dei dati epidemiologici nell’intraprendere azioni sanitarie.
E’ importante sottolineare che evidenze epidemiologiche rilevanti sono prodotte dai servizi di screening, dal registro tumori e dal registro delle cause di morte, da indagini periodiche come lo studio PASSI e che vi è la potenzialità grazie allo sviluppo dei sistemi informatici di sviluppare un sistema sofisticato e tempestivo di supporto e valutazione del servizio oncologico.
I presenti concordano nel mantenere l’orientamento della ricerca epidemiologica  al supporto della sanità pubblica e del governo clinico e, tuttavia, si esprime l’intenzione di esplorare le possibilità di aumentare la diffusione delle evidenze prodotte e promuoverne l’utilizzo nelle sedi di programmazione e organizzazione degli interventi.

In particolare si valuterà la possibilità di proporre valutazioni epidemiologiche alla rete oncologica regionale che ne potrà fare proprie raccomandazioni in caso di condivisione. Risultati di ricerche epidemiologiche rilevanti potranno essere pubblicati secondo la natura e la rilevanza in siti istituzionali e/o diffusi a mezzo stampa. La condivisione di progetti di ricerca o di risultati discussi nel GdL dedicato alla Epidemiologia dei tumori sarà perseguita con i gruppi multidisciplinari per sede nell’ambito della rete oncologica così come con soggetti esterni, incluse Associazioni scientifiche, Associazioni di consumatori o altri consessi.
La rete oncologica si impegna a fare proprie, supportare e diffondere secondo i propri mezzi , le ricerche epidemiologiche con implicazioni di sorveglianza e valutazione oncologica relative al servizio oncologico regionale.
Si passa alla discussione del secondo punto e si prende atto della presenza in regione di un vertice del triangolo maledetto del cancro gastrico.
La discussione prende a pretesto un articolo per così dire divulgativo uscito su Corriere della sera – salute dal titolo “Il «triangolo maledetto» per il tumore allo stomaco” [24 novembre 2010(ultima modifica: 27 novembre 2010)]*.
Sono poste in evidenza diverse affermazioni discutibili. La frase di esordio risulta a questo proposito esemplare “Nell'area chiusa fra Perugia, Pesaro e bassa Romagna c'è un boom di casi: colpa dell'abitudine alle carni rosse grigliate, fra i maggiori fattori di rischio con fumo e alcol”  In realtà se è vero che la frequenza di malattia in queste aree è storicamente elevata, è anche vero che tale frequenza è da tempo in riduzione e che non è in corso alcuna esplosione di casi. Le affermazioni relative alla prevedibilità della malattia mediante modifiche della dieta sono spesso eccessive ed imprecise . L’alcool per portare un altro esempio di affermazione avventurosa non è uno dei maggiori fattori di rischio per il cancro gastrico. A fronte di alcune esagerazioni si riscontrano omissioni eclatanti quali il ruolo del contenuto in sale della dieta come importante fattore di rischio per il cancro gastrico.
Il dr. Stracci ribadisce l’interesse e la disponibilità del gruppo di lavoro del registro tumori -già espressa in sedi diverse anche pubbliche- di costituire un gruppo di lavoro per valutare il ruolo di determinanti noti e sospetti nell’area ad alto rischio del nord della regione Umbria e studiare le possibilità di intervento in forma di progetto sperimentale di ricerca.   
Il prof. Siracusa esprime un forte dubbio sulla utilità di effettuare ricerche in ragione della numerosità dei casi attesi e della popolazione interessata dal fenomeno (in triangolo non include Perugia ma si limita ad una zona appenninica nel nord dell’Umbria).
Il gruppo ritiene che, in ragione della attenzione posta alla questione del cancro gastrico a diversi livelli e della disponibilità di interessanti evidenze scientifiche, potrebbe essere utile sviluppare un confronto per esplorare disponibilità ed interesse dell’USL 1 e dei servizi regionali deputati. In caso di esito positivo potrebbero essere intraprese nuove valutazioni esplorative in merito al problema del cancro gastrico nell’Alta Valle del Tevere e messo in piedi un gruppo di studio con la partecipazione o nell’ambito della rete oncologica.
Per quanto riguarda gli screening oncologici sono evidenziati elementi favorevoli per le prospettive di introduzione dei nuovi programmi gestionali per i servizi di screening, la semplificazione dello scambio di dati con i servizi di anatomia patologica e con il registro tumori, la realizzazione di studi collaborativi tra servizi di screening e registro tumori. Questo quadro concerne i cosiddetti screening organizzati o programmati (mammella, colon retto, cervice uterina).  Il registro tumori ha registrato per le sedi tumorali citate dati con un livello di dettagli maggiore rispetto alle altre sedi (stadio e trattamenti, lesioni in situ) per contribuire alla valutazione di interveti complessi come gli screening di popolazione.


In Umbria come in altre aree è diffuso lo screening per il cancro della prostata. Questo screening differisce dai precedenti perché si basa sulla raccomandazione occasionale alle persone (per gli altri è previsto un invito diretto ad una popolazione bersaglio definita). L’occasione può scaturire da mezzi di comunicazione o dall’incontro con un medico di famiglia o uno specialista che consiglia l’intervento.
Lo screening per il cancro della prostata è il principale screening opportunistico. Nonostante si sia diffuso da decenni e, recentemente, siano finalmente stati pubblicati i risultati di trial clinici e non si dispone ancora di evidenze definitive che questo intervento possa ridurre la mortalità specifica e complessiva. Vi sono evidenze solide che lo screening sia responsabile della diagnosi di una rilevante quota di casi non progressivi, lesioni che non avrebbero causato sintomi nel corso della vita e che l’individuazione e il trattamento di tali lesioni (effetti collaterali) comporti un danno alla salute degli individui. Attualmente non è possibile distinguere le lesioni progressive da quelle irrilevanti e pertanto è necessario accettare l’idea che lo screening possa comportare per alcuni individui forse un beneficio e per altri un danno alla salute.
 Il dr. Basilio Passamonti rimarca il notevole consumo di risorse per lo screening con PSA sia in generale sia in Umbria così come la opportunità di introdurre un crescente controllo su questo tipo di interventi.
Il prof. Tonato afferma che per il controverso intervento di screening del cancro della prostata vi è un accordo diffuso sulla necessità di informare in modo completo e corretto le persone in modo che possano scegliere in base alle proprie preferenze e ai propri valori se effettuare il test o meno. Modelli informativi sono stati diffusi da diverse società scientifiche (ad esempio di recente un modello informativo è stato diffuso dalla American Cancer Society) e potrebbero essere tradotti e inseriti sul sito della rete oncologica, sul sito del registro tumori e su altri eventualmente rilevanti.
Il dr. Stracci aggiunge che il gdl potrebbe promuovere la regolamentazione dello screening opportunistico in modo da garantire l’informazione adeguata delle persone. Le informazioni condivise derivanti da un modello quale quello della ACS citato sopra potrebbero essere associate alle prescrizioni di dosaggio PSA. Questo meccanismo (trasmissione consenso informato firmato con richiesta dosaggio psa) potrebbe essere utilizzato anche per identificare i casi diagnosticati mediante test di screening in soggetti asintomatici e quindi per introdurre un sistema di valutazione simile a quello che è ritenuto necessario e utile per gli screening programmati.
La riunione si conclude nella prospettiva di un prossimo incontro del Gruppo a maggio in data da definire
 

http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/10_novembre_24/tumore-stomaco-triangolo-maledetto-martinella_c9690a00-ee6b-11df-8dee-00144f02aabc.shtml

PER INFORMAZIONI CONTATTARE IL + 39 0755784107 O SCRIVERE  reteoncol.umbria@ospedale.perugia.it